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Le Robin Hood dell'aria. Il modello low cost nel settore dell'aviazione civile - Antonio Bordoni - Edizioni Travel Factory

Basse tariffe ad alta quota.
LE ROBIN HOOD DELL'ARIA

Il modello "low cost" nel settore dell'aviazione civile

Autore: Antonio Bordoni
Postfazione: Ivano Camponeschi
Pagg. 272 | brossura filo refe | 2008 |
Euro 18,00
Lingua: italiano
Consegna in tre giorni lavorativi con Corriere privato

Low cost: un modello che oltre a mandare in cortocircuito il mondo delle compagnie aeree, è stato poi ripreso ed emulato da altri settori commerciali e industriali.
Le sue origini, gli scontri con le aerolinee tradizionali, le analisi, i pro e i contro; il suo futuro prossimo in un cielo che si va facendo sempre più affollato:

"Il fenomeno giunto al suo culmine incontra ridotti spazi per ulteriori espansioni e il gap fra i due modi di volare si viene assottigliando. Entrambi i modelli saranno costretti sempre più ad assomigliare - loro malgrado - l'uno all'altro".

Con un ampio e dettagliato capitolo, integrato da una appendice, riservato all’aspetto sicurezza (“safety”) delle aerolinee low cost.

Prefazione

It does not make sense to have low fares if you don’t make money”
[non ha alcun senso applicare basse tariffe, se non si fa denaro]

Non è stata una rivoluzione, quanto piuttosto una evoluzione: è questa la sintesi di quanto traspare dalla lettura di questo testo ove vengono riproposte le cronache del fenomeno no-frills, low cost.
E se di evoluzione si tratta, allora trovano conferma le responsabilità dei grandi vettori di linea, perché erano loro che solcando i cieli da sempre, da quando l’aereo aveva preso il volo, per primi avrebbero dovuto accorgersi dei mutamenti occorsi.

In questo testo non si troveranno sviscerate lodi per il fenomeno low cost. Mezzo secolo di esperienza nel settore ci ha ormai vaccinato dai troppo facili entusiasmi.
Hub & spoke; alleanze; CRS (i sistemi computerizzati di prenotazione)… tanti sono stati i momenti in cui le aerolinee avevano creduto di aver trovato la soluzione a tutti i loro guai, poi sciolti come neve al sole.
Il fenomeno low cost, sia pur prendendo atto del suo straordinario successo, non sfugge alla regola ed anche per esso si sta avvicinando il momento della resa dei conti o, più correttamente, del riequilibrio delle forze in campo.
Di certo comunque, l’avventura delle compagnie aeree a basso costo ha dell’incredibile.
Essa rappresenta una salutare lezione di marketing e di strategia aziendale, soprattutto avendo presente che nessuno sarebbe stato disposto a scommettere un singolo penny sulla previsione che un qualsivoglia imprenditore fosse riuscito a scalzare e mettere in difficoltà il blasonato mondo delle compagnie aeree da tutti rispettato e temuto.
Ma tanti e ripetuti sono stati gli errori compiuti dai vettori tradizionali, che alla fine l’impossibile si è avverato.

"Quello che con troppa facilità si dimentica è che quando le tariffe standard salgono eccessivamente, inevitabilmente ci sarà qualcuno che le abbasserà": le compagnie low cost potrebbero a buon diritto appellarsi "i ribelli dei cieli" tante sono state le innovazioni e gli insegnamenti che esse hanno dato alle compagnie tradizionali.
Il mezzo di trasporto aereo fin dal suo nascere è stato sempre accompagnato dal binomio lusso-tariffe elevate, era ovvio quindi che prima o poi qualcuno volesse provare ad andare in controtendenza. Peccato che di ciò non si sono accorti i vettori di bandiera.
Anche il volo charter era nato con l’intento di ricondurre il viaggio aereo ad un pubblico più vasto, attraverso l’applicazione di tariffe accessibili, ma di fatto esso non è stato mai in grado di "dare fastidio" alle grandi compagnie che dominavano i cieli, né tantomeno di sostituirsi ad esse.

Ben differente è stata l'accoglienza e il favore incontrato dalle low cost: questo particolare merita di essere sottolineato, perché presenta aspetti degni di attenta ponderazione.
Entrambe le tipologie fanno ricorso a basse tariffe; entrambe forniscono servizi di bordo ridotti all'essenziale; nella maggior parte dei casi entrambe si servono di scali secondari: eppure delle prime si sente poco parlare, le seconde invece hanno fatto letteralmente cortocircuitare il sistema dell'aviazione civile.
Il segreto delle low cost nei confronti delle compagnie a domanda risiede evidentemente in altri fattori, fra cui il primo è senz'altro la regolarità del servizio la quale, manca del tutto nel settore charter. Ma non è certo un caso che allorché in Europa si sono avviate le aperture comunitarie, le prime che ci "hanno provato" sono state proprio le compagnie a domanda le quali, come vedremo, per l’occasione si sono affrettate ad attivare servizi scheduled a tariffe ribassate rispetto a quelle applicate delle compagnie regolari. Eppure anche questo tentativo è fallito.

Nel testo si parlerà anche molto e ripetutamente degli aeroporti cosiddetti "secondari" senza i quali, mai e poi mai i vettori low cost avrebbero potuto assumere quei ruoli determinanti cui sono giunti.
E se un po' ovunque nel mondo, ma specialmente in Italia, molti scali destinati a ospitare solo ragnatele, hanno trovato improvvisamente investitori che li hanno rimessi a lucido, il merito è esclusivamente delle compagnie low cost.
Contrariamente ai luoghi comuni, il fenomeno low cost, sia pur con appellativi differenti, ha origini ben più lontane di quello che si immagina. La maggior parte dei lettori, ne siamo certi, rimarrà sorpresa di quanto leggerà nei primi capitoli di questo libro.

Parlando del basso costo ad alta quota, ripercorreremo gli eventi che hanno accompagnato questa incredibile, del tutto inaspettata, pagina dell’aviazione civile, ricordando come essa, una volta avviata, fosse vista con estrema diffidenza dalla maggior parte degli analisti, specialmente per quanto riguardava un suo attacchimento nel continente europeo.
L'evoluzione ora si prepara al successivo passaggio; il fenomeno giunto al suo culmine, incontra ridotti spazi per ulteriori espansioni e il gap fra i due modi di volare si viene assottigliando. Entrambi i modelli saranno costretti sempre più ad assomigliare - loro malgrado - l'uno all’altro.

Antonio Bordoni


ANTONIO BORDONI
Esperto di aviazione commerciale e autore di numerosi testi sull’argomento.
Ha prestato attività di Responsabile Amministrativo (Financial Controller) presso le filiali italiane di aerolinee di bandiera estere, quali: Philippine Airlines, Gulf Air, American Airlines, Qatar Airways.
Durante queste attività ha potuto accumulare una pluriennale esperienza nel settore finanziario dell’industria aerea.
Attualmente collabora con GSAIR, un General Sales Agent che rappresenta cinque compagnie aeree straniere in Italia. La passione per il mondo dell’aviazione civile ha fatto il resto.

Ha scritto nell’anno 1996 per la casa editrice britannica l’AirLife, “AirLife’s Aircraft Accidents Register” un libro sugli incidenti aerei, ove fra l’altro per la prima volta al mondo veniva resa nota una graduatoria sullo stato di safety dei vettori, in base al rapporto numero decolli/incidenti mortali occorsi.
Dopo la pubblicazione del libro, l’aggiornamento sulla sicurezza del volo avviene tramite il proprio sito web www.air-accidents.com

Successivamente per la Edizioni Travel Factory ha pubblicato: “Fasti e declino dell'industria aerea commerciale” (2004), “Alitalia gli anni dell’oblio” (2006), “Dagli imperi dei cieli, agli imperi degli scali” (2007) un’opera ove viene descritto il “sorpasso” effettuato dalle società di gestione aeroportuali nei confronti delle aerolinee.
Nel 2008 ha pubblicato un libro sulle compagnie aeree low cost: “Le Robin Hood dell’aria; basse tariffe ad alta quota”.
A fine 2008 è uscito “Piloti Malati” un testo che descrive come è cambiato il mondo del personale navigante nei confronti della accesa competitività economica che attualmente caratterizza il trasporto aereo commerciale.
È collaboratore di testate giornalistiche a carattere aeronautico.


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